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Andare oltre la paura di cambiare

Andare oltre la paura di cambiare

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Per non restare ancorati a ciò che ci fa soffrire e muoversi verso nuove possibilità di benessere

Il cambiamento è la cosa più naturale che esiste a questo mondo. Basta pensare al susseguirsi delle stagioni, a come gli esseri viventi crescono e maturano. Il cambiamento è evoluzione, movimento. Il cambiamento è vita.

In questo blog abbiamo già parlato in passato delle difficoltà che una persona che sta cercando di apportare dei cambiamenti nella propria vita può incontrare quando amici e famigliari non riescono a vedere questa sua crescita.

Ora parliamo, invece, di quando siamo noi per primi che che ci sentiamo bloccati davanti al cambiamento.

Cambiamento è una parola che ci può fare molta paura. Che si tratti di cambiare casa o lavoro, o che si parli di cambiamenti molto più profondi nella propria vita personale e relazionale, ognuno di noi affronta questo fenomeno, ovviamente, a modo proprio.

Ci sono persone che amano cambiare, fare sempre cose nuove. E possono arrivare al punto di non avere più punti fissi. Ci sono altre persone che, invece, preferiscono restare fermi in luoghi (anche metaforici) conosciuti e sicuri piuttosto che tentare l’esplorazione di alternative. E’ chiaro che, come sempre, il benessere sta nell’equilibrare queste due spinte.

Non c’è una ricetta definitiva. Ci sono momenti nella nostra vita in cui è certamente più utile restare dove siamo, recuperare le forze, riposarci, riflettere. In altri momenti, invece, il nuovo, l’imprevisto, l’incerto possono essere necessari per permetterci di crescere e stare meglio con noi stessi e il mondo intorno a noi.

Forse proprio perché il mondo contemporaneo viene percepito come incerto, imprevedibile e in continuo mutamento, le persone tendono a voler cercare la certezza di ciò che è conosciuto. Ecco che capita che molti di noi restino ancorati a situazioni che ci fanno soffrire, pur essendo consapevoli che sarebbe necessario fare dei cambiamenti.

In altre parole, ci appare meno minacciosa la sofferenza conosciuta, rispetto all’incertezza che ci può riservare una nuova strada.

“Ricorda che la mente dei nostri antenati aveva un imperativo assoluto: ‘non farsi uccidere!’ […] Quindi, se uno dei nostri antenati decideva di esplorare una zona nuova, la sua mente entrava in uno stato di allarme rosso. ‘Fa attenzione!’, ‘ Sii prudente!’, ‘Potrebbe esserci un coccodrillo in quel lago!’. E grazie all’evoluzione, le nostre menti moderne fanno la stessa cosa, soltanto che lo fanno molto di più.

Così non appena cominciamo a fare qualcosa di nuovo, la nostra mente inizi ad avvertirci: ‘Potresti non riuscirci’, ‘Potresti sbagliare’, ‘Potresti essere rifiutato’. […]

E fin troppo spesso lasciamo che questi ammonimenti ci impediscano di condurre la nostra vita nella direzione che vogliamo veramente.”

– Russ Harris, “La trappola della felicità, Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere”, Edizioni Erikson, pagina 100.

Come fare allora? Come possiamo cambiare quando ci frullano in testa tutti questi pensieri negativi?

#Diventiamo consapevoli che quando incontriamo cose/persone/mondi che non ci sono familiari possiamo diventare ansiosi

E’ normale entrare in difficoltà in situazioni che minacciano la nostra stabilità. Si può scegliere di considerare questa sensazione come qualcosa che ci trascina con sé, oppure possiamo scegliere di accettare la nostra difficoltà e partire da questa consapevolezza per muoverci di conseguenza.

#Quando un cambiamento ci spaventa ci rifugiamo in ciò che conosciamo e diciamo cose come: “Perché cambiare? Abbiamo sempre fatto così!”

Quando ci sentiamo minacciati, il primo istinto è quello di muoversi verso un punto saldo e conosciuto. Se ci accorgiamo che diciamo spesso frasi come quella qui sopra, che rallentiamo il ritmo con cui facciamo le cose, o magari attribuiamo sbagli ed errori solo ed esclusivamente al cambiamento che sta avvenendo, allora c’è un’alta probabilità che siamo spaventati e ci stiamo rifugiando in vecchi schemi.

#Quando si fa qualcosa di nuovo è normale sbagliare e sentirsi un po’ a disagio

Nessuno è venuto al mondo insieme ad un manuale di istruzioni su come vivere la vita. L’unico modo per dare un senso a noi stessi, al mondo, alle nostre relazioni è vivere le nostre esperienze.

Fare esperienza nella vita è un po’ come essere uno scienziato. Lo scienziato formula delle ipotesi. Fino a quando non le mette alla prova restano solo quello, delle idee. E’ solo quando fa degli esperimenti che può verificare se quelle ipotesi erano efficaci oppure no. Uno scienziato non si demoralizza se l’esperimento va male, anzi! E’ una occasione per revisionare le ipotesi e renderle ancora più efficaci!

Così anche noi, alle prese con i cambiamenti grandi e piccoli della nostra vita, possiamo considerarci degli scienziati impegnati a formulare ipotesi e fare esperimenti. E quando le ipotesi sono particolarmente minacciose e riguardano aspetti davvero importanti della nostra vita, allora, prima di metterle alla prova nel rischioso mondo esterno, possiamo scegliere di fare un po’ di test di laboratorio, conosciuto anche come la stanza della psicoterapia.

“Per quanto tu abbia imparato bene a camminare, prima o poi inciamperai. Qualche volta riuscirai a tenerti in piedi e qualche volta cadrai. A volte ti farai anche male.

La realtà è che dal giorno in cui hai mosso i tuoi primi passi sei caduto centinaia e centinaia di volte – eppure non hai mai rinunciato a camminare!”.

– Russ Harris, “La trappola della felicità, Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere”, Edizioni Erikson, pagina 255.

Immagine: https://commons.wikimedia.org/ – Sunset Hope British Columbia Canada 12B.jpg

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