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Il colloquio di lavoro: strategie per lasciare il segno e centrare l’obbiettivo

Il colloquio di lavoro: strategie per lasciare il segno e centrare l’obbiettivo

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Il titolo di questo post è lo stesso del seminario informale, più un aperitivo con lo psicologo, che tengo oggi alle 19.00 presso il Wine Bar La Cerchia di Villadose. L’iniziativa è la prima di quattro incontri patrocinati dal Comune di Villadose che ha aperto gratuitamente alla cittadinanza un ciclo di seminari sul tema del Benessere Psicologico per il mese di novembre 2014 .

The-Devil-Wears-Prada-Theme-Song-1La foto che ho scelto per questo post, è tratta da “Il Diavolo Veste Prada”(trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo), film del 2006 in cui una formidabile quanto indisponente Meryl Streep affronta sul campo di battaglia lavorativo l’inizialmente ingenua e idealista Anne Hathaway. Una sequenza visiva di grande disproporzione tra chi cerca un lavoro e chi lo offre che, a mio avviso, ben si presta ad essere una delle immagini che possono fotografare la grande crisi occupazionale che stiamo attraversando in questi anni.

Mi sono domandata più volte se fosse sensato, decoroso, utile parlare in questo periodo di strategie per lasciare il segno durante un colloquio di lavoro. Da dipendente di una multinazionale prima e da libera professionista poi, sono perfettamente consapevole dell’arida situazione che c’è là fuori, specialmente nella nostra provincia. Eppure (forse sarà l’entusiasmo degli inizi a parlare) sono convinta che se le opportunità non ci sono, va trovato il modo di crearle e che, quindi, sì, vale ancora la pena stare a discutere e a confrontarsi su cosa ci può dare quel vantaggio in più durante un colloquio di lavoro. Oggi forse ancora di più di 10 anni fa.

Sui colloqui di lavoro ci sono migliaia di kbyte online e innumerevoli pagine stampate. Allora perché stare ancora qui a parlarne?

Perché personalmente ritengo che molte (non tutte) queste pubblicazioni si soffermino un po’ troppo sul candidato e tralascino l’aspetto più importante dell’intervista di selezione: la relazione tra l’intervistato e il selezionatore. Alla fine di tutto, tolte le tecniche di persuasione, l’interpretazione delle espressioni del viso e del linguaggio non verbale, la composizione del curriculum e le domande motivazionali, restano due persone, sedute una di fronte all’altra. Un colloquio di lavoro non si può valutare solo in termini di “ho avuto il posto/ho trovato il mio candidato”, ma anche nella misura in cui quelle due persone, in quel preciso momento sono riuscite o meno ad entrare in relazione o che cosa hanno deciso di farsene di quella relazione.

Ci sono tanti motivi per cui non si ottiene una determinata posizione lavorativa: il mix che serve per quello scopo varia di volta in volta, e gli ingredienti sono tanti e complessi. La crescita personale, quella che ci permette di capire verso dove vogliamo andare e di comprendere se ci stiamo incanalando nella direzione più utile, passa di più per gli errori e i fallimenti che per i successi, ma solo se di quei rifiuti sappiamo davvero farcene qualcosa, se si trasformano, dunque, in esperienza.

Ovviamente questo non è un processo semplice, se lo fosse non staremmo ancora qui a parlarne nel 2014. Una chiave di lettura che personalmente e professionalmente ho trovato molto utile e generatrice di nuove esperienza mi è stata fornita da Mary Frances, psicologa inglese costruttivista e consulente aziendale, che nel 2012 durante un workshop presso l’Institute of Constructivist Psychology ci ha fatto riflettere su come sia fondamentale distinguere tra tre dimensioni:

  • ciò che possiamo CONTROLLARE

  • ciò che possiamo INFLUENZARE

  • ciò che possiamo ACCETTARE

Questo trovo sia un ottimo punto di partenza per affrontare in maniera efficace le sfide che la vita ci pone, come per esempio una serie di colloqui di lavoro, e anche per entrare in relazione con le altre persone, i terribili selezionatori compresi, in maniera intellettualmente onesta.

Da qui partirò prossimamente a pubblicare una serie di articoli che trattano proprio di questo argomento: l’importanza della relazione interpersonale nei colloqui di lavoro.

In conclusione, non vorrei dimenticare di ringraziare il Comune di Villadose e l’Assessore Ilaria Paparella, insieme al Wine Bar la Cerchia che ci ospita, per avermi coinvolto in questo evento, e soprattutto per aver pensato e concretizzato un’azione rivolta a fare informazione sulla tematica del benessere psicologico.


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