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Come riconoscere i bugiardi

Come riconoscere i bugiardi

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A cosa servono le bugie e perché cadiamo nella rete chi ci mente?

Quanti di noi sono stati vittime di bugiardi? In amore, a scuola sul lavoro, o peggio ancora a causa di qualche truffa o raggiro. Probabilmente non avremmo problemi ad ammetterlo.

Ma se chiedessimo, quanti di noi sono bugiardi? Quante volte nel corso dell’ultima settimana abbiamo mentito al/la nostro/a partner, ai nostri genitori, amici, al capo. Sarebbe molto più difficile ammetterlo.

La maggior parte delle bugie che raccontiamo quotidianamente sono le cosiddette bugie “a fin di bene”. Piccole menzogne che hanno la funzione sociale di mantenere buoni rapporti o non deludere una persona. Ci sono poi menzogne ben più grandi che, invece, possono distruggere una relazione, portare alla rovina economica o nascondere un crimine.

Anche se la bugia è qualcosa di socialmente condannato, le diciamo comunque tutti. La psicologa americana Pamela Meyer ha studiato per anni l’arte della menzogna e sostiene che il mentire sia un “atto collaborativo”. In altre parole, la bugia che una persona ci racconta (o che noi raccontiamo ad altra persona) può avere successo solo che c’è qualcuno che è disposto a crederci.

Secondo la Meyer un bugiardo ha tante più possibilità di avere successo, quanto più riesce a fare presa su bisogni e desideri della propria vittima, e cioè dice o fa proprio quello che il suo interlocutore vorrebbe si dicesse o facesse.

Seguendo questa linea di ragionamento, la prima linea di difesa contro i bugiardi è la consapevolezza.

Più siamo consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri desideri, più siamo disposti a guardare con onestà i nostri “punti deboli”, meno saranno le probabilità di cadere preda di un bugiardo che ci vuole raggirare.

Posto che possono esistere persone che ci mentono per fini malevoli, senza curarsi delle nostre emozioni e del nostro benessere, ci sono, anche piuttosto di frequente, persone che si sentono quasi costrette a mentire ai propri cari.

Pensiamo allo studente universitario che è in grave difficoltà con gli studi ma non lo dice ai genitori per paura di deluderli. O il partner che non sente di dire al proprio compagno o alla propria compagna che rischia seriamente di perdere il posto di lavoro. O il genitore che vuole proteggere i figli dal dolore e non parla del proprio grave problema di salute.

Dove voglio arrivare? Se la menzogna, come sostiene Pamela Meyer, è un atto collaborativo, significa che anche il suo opposto, la verità, è essa stessa un atto collaborativo. E, dunque, dobbiamo essere sinceramente disposti ad accettarla. In altre parole, il genitore deve poter accettare che il figlio possa avere problemi di studio e che l’università non sia la sua strada nella vita. Il partner deve poter accettare che il compagno o la compagna possano restare senza un lavoro. E il figlio deve poter accettare la malattia del genitore.

La domanda che penso che dovremmo tutti porci è:

Se non vogliamo che le persone ci mentano, siamo davvero disposti ad ascoltare la verità?

Naturalmente esistono poi una serie di indizi che possono aiutarci a capire se la persona sta davvero dicendo la verità oppure se ci sta mentendo. E’ da ben intendersi che nessuno di questi segnali, preso singolarmente, è la prova che la persona che abbiamo davanti è bugiarda, ma se durante una discussione si individuano parecchi indizi forse qualche dubbio dovremmo farcelo venire.

Eccone alcuni esempi sempre secondo Pamela Meyer:

  • Fornisce una marea di dettagli irrilevanti all’oggetto della discussione

  • Fissa dritto negli occhi

  • Prende le distanze dall’oggetto della discussione

  • Rafforza le affermazioni con frasi fatte

  • Ripete le domande che gli/le abbiamo posto prima di rispondere

  • Sorride più del dovuto e in maniera inappropriata

  • Il linguaggio verbale e quello non verbale si contraddicono

  • Non è in grado di ricostruire la sequenza di avvenimenti partendo dalla fine e andando a ritroso

  • Involontariamente dispone i piedi (o il corpo) verso l’uscita

  • Cerca di creare una barriera con l’interlocutore (corporea o con oggetti)

Nel video qui sotto (sottotitolato in italiano) potete seguire la TED Talk di Pamela Meyer, psicologa americana esperta di bugie e bugardi e autrice del Best Seller “Liespotting”, che approfondisce con esempi tratti dalla cronaca gli indizi riportati qui sopra.