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3 modi per essere #bodypositive

3 modi per essere #bodypositive

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Come cominciare ad amarsi e smettere di criticarsi

Mai come negli ultimi anni (per fortuna) il movimento #bodypositive, anche grazie ad un uso coscienzioso dei social, è arrivato al centro della ribalta. La #bodypositivity, però, non è, come certi influencer hanno voluto far credere un semplice ritorno di “grasso è bello”, intanto perché non sono gli anni ’90 e perché non è solo una questione di peso.

Il movimento nasce grazie al lavoro di attivist* queer, ner*, di colore e grasse. Perché non dobbiamo mai dimenticare che il modello attuale di bellezza è l’espressione del colonialismo europeo e bianco, che ha voluto spazzare via qualsiasi altro concetto di bellezza nelle popolazioni conquistate con violenza nel corso dei secoli.

In questo articolo proveremo a fare un po’ di luce su cosa significa avere un atteggiamento #bodypositive e perché può aiutarci nella vita di tutti i giorni.

Da sempre l’umanità occidentale ha avuto dei modelli di bellezza ideali, lo vediamo nella storia dell’arte. Ma da quando le immagini sono diventate replicabili e diffuse fino alla rivoluzione social degli ultimi anni, sembra che ci sia un accanimento sempre più ossessivo nel voler riproporre sempre e solo una unica immagine del corpo umano, soprattutto se femminile: magro, svestito, di pelle chiara, sessualmente ammiccante.

Ci sono intere pagine Instagram dedicate alla “pancia pianta” o al “sedere sodo”, come se questi attributi fossero gli unici mezzi responsabili per la felicità delle persone. Ma non si fermano qui. Credo di aver perso il conto delle pubblicità che vedo passare sulle mie bacheche social di prodotti dimagranti sempre più improbabili, come per esempio i lollipop anti-appetito.

Il messaggio che passa è che se non corrispondi a certi canoni non sarai mai felice, non avrai mai successo. Devi depilare, rassodare, alzare, rimpolpare, assottigliare il tuo corpo affinché entri in uno stampo che probabilmente non ha nulla a che fare con te. E questo non significa che per essere #bodypositive non si debba avere cura estetica di sè: se ti va di farlo, perché no? Ma se invece ti sembra un obbligo, una costrizione senza la quale non puoi fare parte di diritto di questo mondo, allora forse è il caso di fare un paio di riflessioni.

1. Smetti di elencare i tuoi “difetti” fisici e comincia a fare attenzione a ciò che ti piace 

Ciò che mi piace del movimento #bodypositive è che guarda a quello che c’è ora, in questo momento. Smetti di comprare vestiti della taglia che vorresti essere, basta fare liste di tutto quello che non ti piace. Il tuo corpo ora, adesso, com’è? Cosa fa? Cosa stai facendo per coccolare e fare stare bene il corpo in cui sta vivendo nel momento presente?

E non è una questione di salute. Un corpo magro non è necessariamente sano. Tu ti prendi cura davvero di te?

Da dove vengono le tue idee sulla bellezza e sul tuo corpo? Ti sei mai chiesto/a perché giudichi così severamente alcune (o tutte) parti di te? E’ possibile rivedere questi giudizi?

2. Fai attenzione alle intersezioni

Il movimento #bodypositive è profondamente legato alla dolorosa questione del peso corporeo, spesso utilizzato a sproposito per umiliare chi non è una perfetta 42. Ma non è solo questo. La #bodypositivity ha a che fare anche con la rappresentatività nei media di tutti i tipi di corpi. Ci sono mille sfumature di carnagione, così come mille tipi di capelli, dai più ricci che lisci non si può ai più lisci. Ci sono tanti modi per essere donna e per essere uomo, e ci sono anche tante persone che non vogliono scegliere di essere né l’uno né l’altra. Ci sono uomini che amano donne, donne che amano donne e uomini, uomini che amano uomini  e donne che amano donne.

Il mondo non è popolato solo di persone che camminano e che corrono. Ci sono persone che si muovono con la carrozzina, persone che usano le stampelle, altre che usano delle protesi. Alcuni hanno bisogno di un cane guida per orientarsi, altri sempre di qualcuno al loro fianco. Alcuni vanno in bagno utilizzando un sacchetto attaccato alla pancia, altri devono farsi due iniezioni al giorno.

3. Segui solo profili social #bodypositive

Sempre più persone raccontano di come passare del tempo sui propri social possa far aumentare sensazioni di tristezza o di inadeguatezza. I social purtroppo si portano con sé una buona dose di apparenza e finzione. Immagini ultra ritoccate e posate vengono fatte passare per assolutamente spontanee. Ma i social li facciamo noi esseri umani, quindi, vorrei suggerirti 3 account instagram che potrebbero aiutarti a vedere e condividere contenuti che ci fanno bene.

Harnam Hankur @harnaamkaur

E’ una ragazza inglese che soffre di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS, se ne vuoi sapere di più clicca qui). Questa sindrome è molto diffusa e in alcuni casi può provocare un irsutismo (crescita di peli sul viso) molto intenso. Harnam per anni ha cercato di gestire la peluria sul suo viso utilizzando mille accorgimenti che però la lasciavano dolorante e insoddisfatta. Un giorno ha deciso di abbracciare la sua barba.Protagonista di una TedTalk e testimonial Luch, Harnam è il simbolo di come gli stereotipi di genere siano solo un ostacolo alla felicità.

 

 

@belledifaccia di @chiaralascura e @frauleinstalker

Forse la prima vera pagina di Bodypositivity in lingua italiana: Chiara e Mara portano avanti un attivismo pulito, coerente, che incita alla riflessione e all’attivismo dentro, ma sopratutto fuori dai socialmedia.

Hanno già dovuto affrontare parecchi attacchi online, perché chi mette in dubbio lo status quo, dà fastidio. Fai un salto sulla loro pagina, oltre alle illustrazioni di Chiara, le loro foto e le loro riflessioni, avrai occasione di commentare e interagire direttamente con loro.

 

 

Megan Jay Crabbe @bodyposipanda
 Autrice del libro “Body Positive Power”, Megan ha combattuto per anni con disturbi alimentari e un corpo che non le piaceva.
Nella sua pagina instagram e nel suo libro racconta il suo percorso verso una completa accettazione di se stessa, che ora mette a disposizione di tutte le altre persone.