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Il costo del tuo benessere psicologico

Il costo del tuo benessere psicologico

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Costo della consulenza psicologica: tocca alla psicologa abbassare i prezzi o a* pazienti investire il suo denaro?

Non preoccuparti non sarà il solito post in cui la psicologa ti dice che è importante che tu investa tempo e denaro nel tuo benessere psicologico andando in psicoterapia.

Spesso sui social media assisto ad un botta e risposta tra le persone che dicono che vorrebbero andare dallo psicologo ma che costa troppo psicologi (spesso anche grandi nomi) che sostengono si tratta di un investimento e che così come si spendono soldi (per esempio) su tante altre cose, lo si può fare anche per la propria mente. E potrei anche essere d’accordo. Ma…

Ma la consulenza psicologica e la psicoterapia in Italia sono delegate praticamente in toto al settore privato della libera professione (come me, per esempio), e di conseguenza gravando interamente sulle spalle delle persone che vogliono questo tipo di servizio.

E mentre ce la stiamo a raccontare, colleghi e colleghe del servizio pubblico che vanno in pensione non vengono sostituiti.

Solo negli ultimi giorni, mi è capitato di parlare con persone che sono costrette ad andare fuori città per servizi psicologici che non ci sono più nella propria provincia e che non si sa se e quando ritorneranno ad essere accessibili.

E si continua a dire a noi professionisti di abbassare i prezzi (massì tanto chi le deve pagare le bollette?) o a potenziali pazient* di investire denaro nei nostri servizi (e perché loro le bollette non le devono pagare?).

Per carità, è vero che trattandosi di una prestazione sanitaria le persone con lavoro dipendente o autonomo in regime non agevolato possono detrarre il 19% (fatevi sempre fare fattura) e che alcune banche la rimborsano per i/le propri/e dipendenti, ma molte persone che vogliono venire in consulenza sono magari studenti/esse, persone disoccupate, persone con piccole attività che devono contare ogni centesimo.

In un recente sondaggio che ho condotto sul mio profilo instagram è emerso che molte persone hanno dovuto rinunciare o interrompere una psicoterapia per motivi economici.

D’altra parte, si è anche evidenziato che, anche quando la spesa non è un problema, le persone decidono di NON chiedere aiuto perché:

  • non c’è fiducia nel lavoro psicologico oppure non si ripone sufficiente valore nella propria salute mentale,
  • c’è timore dello stigma ancora associato all’andare dalla psicologa,
  • altre motivazioni emotive o blocchi, come per esempio l’idea che sia importante farcela da sol*.

Il lavoro, quindi, è complesso. Ma … e la politica?

Se i consultori hanno sempre meno disponibilità di accogliere l’utenza, e nei centri di salute mentale ci si ritrova con la metà delle psicologhe di prima e alcuni servizi sono addirittura sospesi ad infinitum, la responsabilità non è certo né de* pazienti, né dei professionist*, ma delle istituzioni che decidono come allocare le risorse pubbliche per i servizi a* cittadin*.

Perché non cominciamo a rompere le biglie seriamente a chi vuole farsi eleggere chiedendo che inserisca nel suo programma di fare davvero degli investimenti seri sulla salute psicologica dei cittadini e della cittadine?

Lo so che particolarmente in questo momento sembra assurdo pensare di chiedere ai nostri politici qualcosa di più avanzato che fare funzionare il parlamento. Ma io sarei anche stanca di dover dire alle persone “per il tuo problema serve una consulenza psicologica, serve una psicoterapia, servono dei test psicodiagnostici“, sapendo che non è nemmeno lontanamente in grado di assumersi l’onere di portarla avanti.

Cosa potremmo fare?

  • Se chiamiamo la nostra Asl di riferimento e non troviamo il servizio che cerchiamo, contattiamo l’ufficio URP per segnalare la cosa (e lo stesso vale per le scuole o l’università).

  • Durante i periodi di campagna elettorale, specialmente durante le elezioni regionali, negli incontri pubblici o anche sui social media, interroghiamo chi si candida sul suo programma rispetto alla salute mentale.

  • Quando un* assessor* o consiglier* regionale è presente ad un incontro pubblico e c’è la possibilità di fare domande, facciamo presenti queste criticità.

  • Utilizziamo i social media per creare informazione e movimento intorno a queste tematiche

  • E soprattutto, sosteniamo le psicologhe (ma anche altr* professionist* sanitar*) quando chiedono equi compensi, perché pensare che un* professionista debba prendersi la responsabilità della salute mentale di minori, adulti ed intere comunità non sapendo se riuscirà a pagare l’affitto a fine mese è ignobile.

In questo momento, in Italia se una persona ha bisogno di un supporto psicologico e non ha la possibilità di pagare il compenso di una psicologa libera professionista, può solo sperare che i servizi pubblici della sua zona siano ancora attivi, oppure di abitare vicino ad una iniziativa come quella del Centro di Psicoterapia Costruttivista della mia scuola di psicoterapia a Padova. Pochissima possibilità di scelta.

E quando non possiamo scegliere, significa che la nostra salute mentale diventa un privilegio, e non un diritto come dovrebbe essere.

Ci dobbiamo almeno provare. Non credi?