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Il pregiudizio in psicoterapia

Il pregiudizio in psicoterapia

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Cosa fare se la tua psicologa ha un pregiudizio nei tuoi confronti

[fonte dell’immagine, sito web della BBC, una scena della serie TV Hannibal. Lo psichiatra cannibale Hannibal Lecter in terapia con la collega Bedelia Du Maurier]

“Ma proprio tu che sei psicologa?” spesso io e le mie colleghe che lo sentiamo dire (cari colleghi uomini, non me ne vogliate, lo so che ci siete anche voi, ma … male privilege eccetera), come se la nostra professione garantisse una sorta di perfezione personale. No. Per niente.

Diverso è il discorso quando, però siamo nella stanza della terapia (o comunque della consulenza psicologica), dove è chiaro che non siamo esenti da errori in quando umane, ma dovremmo se non altro essere vigili e consapevoli che abbiamo in mano il benessere della persona che sta davanti a noi.

E purtroppo, raramente, ma capita di trovare psicologhe omofobe e/o lesbofobe. Purtroppo, persone transgender che sono costrett* (non possono semplicemente scegliere), se decidono di intraprendere un percorso di riconoscimento legale della propria identità di genere, ad avere a che fare con la mia categoria, raccontano (troppo spesso) di professionist*transfobici. Ci sono psicologhe grassofobiche. In terapia. Davanti al/la paziente. Insomma, credo che abbiamo capito l’antifona.

Questa non è assolutamente la regola. Ma a volte succede. E quando capita è terribile per chi ha chiesto aiuto.

Anche se, in teoria, la nostra professione ci addestra all’accoglienza e alla comprensione, non siamo esenti da pregiudizi. Personalmente cerco di fare di tutto per non farli entrare nello spazio terapeutico, ma non posso escludere di aver portato qualche mio lato oscuro qualche volta. Cerco sempre di fare del mio meglio e studiare ed evolvermi.

Se sei in terapia/consulenza e ti accorgi che il/la professionista che hai davanti non è in grado di accoglierti al 100% come persona, se te la senti, faglielo presente. Forse, ne scaturirà qualcosa di positivo.

Ma è molto probabile che tu non te la senta, perché se sei lì probabilmente hai già abbastanza difficoltà da affrontare. Chiedi un secondo parere, confrontati con altr* professionisti o persone di cui ti fidi, ed eventualmente cambia terapeuta. Se il/la professionista ti propone, per esempio, orrori come terapie riparative [scorri l’articolo in fondo per la spiegazione se non sai di cosa si tratta], chiedi aiuto per fare una segnalazione all’Ordine Regionale di competenza. Non può e non deve farlo.

A noi psicologhe resta il compito di fare in modo che questo non accada, anche intervenendo quando vediamo (online) e sentiamo (nella vita vera) collegh* che rischiano di andare in quella direzione. E se ci accorgiamo di avere difficoltà con particolari tematiche, facciamo dei benedetti invii a chi, invece, sappiamo che potrà gestire al meglio quella situazione.

Quando ho parlato di questa tematica sul mio profilo instagram, mi hanno scritto diverse persone raccontando la loro esperienza relativa a ciò che scrivevo più sopra. In molti casi, sono rimast* in terapia per diverso tempo, anche dopo essersi accort* che c’era qualcosa che non andava, perché la relazione con un* espert* purtroppo non è simmetrica (aspetto che a volte viene sottovalutato da entrambe le parti) perché sono coinvolte una persona che chiede aiuto ed è in difficoltà e una persona con gli strumenti professionali per fornire quell’aiuto. Può accadere, dunque, di non riuscire a comunicare alla psicologa i propri dubbi o le proprie perplessità rispetto al non sentirsi completamente accettat* o addirittura giudicat*.

Perché scrivo tutto questo? Perché credo nel lavoro psicologico, amo il mio lavoro e stimo la mia comunità professionale. E credo che mettersi per prim* in discussione sia la cosa migliore che possiamo fare, per noi stess* e per i/le nostr* pazienti.


Terapie riparative

Le terapie riparative sono una tortura illegale che, però, purtroppo viene ancora proposte in ambienti omolesbobitransfobici. Con orribile violenza avrebbero lo scopo di rendere etero e/o cisgender le persone. Sono basate solo sull’ignoranza e sull’odio, oltre che ascientifiche. Se un* medico o un* psicolog* le proponessero sono da segnalare agli ordini di appartenenza.

Nuova medicina germanica o le 5 leggi biologiche di Hamer

Un’altra pratica illegale e assolutamente deleteria in cui purtroppo si può incappare in campo sanitario sono le teorie di Hamer. Ryke Geerd Hamer è un medico tedesco, antisemita, negazionista dell’olocausto e con simpatie naziste, che a causa di un grosso lutto personale, avendo sviluppato un tumore ai testicoli, decise (senza alcuna ricerca scientifica) che le malattie dovessero per forza essere il risultato di traumi irrisolti. Hai una infezione, una malattia autoimmune o un cancro? Secondo Hamer e i suoi seguaci, le terapie mediche fondate sulla ricerca scientifica, quelle che ti danno davvero una chance di vita, non servono a nulla. Semplicemente basta parlarne e guarirai. Hamer è stato radiato dall’ordine e più volte incarcerato per aver causato la morte di diverse persone proponendo queste truffe scellerate. Purtroppo anche in Italia, sono morte delle persone perché convinte dai loro sanitari di riferimento a seguire questa follia. Anche in questo caso, se ti rivolgi ad un professionista sanitario che ti propone questo tipo di “intervento” rivolgiti immediatamente all’ordine professionale di appartenza

Sono una psicologa psicoterapeuta e lavoro a Rovigo e online. Mi occupo del benessere psicologico di adulti e adolescenti.