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Io, me e la Mindfulness

Io, me e la Mindfulness

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La mia personale esperienza con questa pratica di consapevolezza

definizione-di-minfulnessSi sente parlare molto di mindfulness in questo periodo, a volte in modo serio e professionale, a volte anche a sproposito.

Erano diversi anni che ne sentivo parlare ma temevo che si trattasse della solita moda, e non me ero curata più di tanto.

Poi, complice il bellissimo sito psichedintorni.it delle mie colleghe Nashira Laura Andreon e Elisa Vezzi, e soprattutto la mia persona pratica dello yoga, mi sono resa conto che, invece, era il caso che superassi i miei pregiudizi e mi avvicinassi alla Mindfulness.

 

In questo articolo non mi dilungherò a spiegare di che si tratta, per questo scopo utilizzerò un ottimo video esplicativo realizzato proprio dalle colleghe di cui vi parlavo qui sopra.

Io, invece, preferisco raccontarvi la mia esperienza, perché sulla mindfulness ci sono bei bellissimi testi, come per esempio tutti i libri di Jon Kabat-Zinn oppure il recente “Mente Calma e Cuore Aperto” di Carolina Traverso ma, così come lo yoga, non la si comprende davvero fino in fondo finché non la si pratica.

Lo scorso autunno ho frequentato il corso di Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) presso il Centro Motus Mundi a Padova, un centro di eccellenza che collabora con l’equipe di Jon Kabat-Zinn presso l’Università del Massachussets. Ecco cosa ha imparato.

#La Mindfulness non è una tecnica, è un atteggiamento verso la vita

Il mondo fast-food in cui viviamo, spesso ci illude che per ogni problema che abbiamo esista un pillolina magica che lo fa andare via. Se usassimo un pochino la nostra esperienza collettiva ci renderemmo conto che questo è solo un miraggio e che nulla che vale davvero la pena avere a questo mondo arriva per magia schioccando le dita.

In molti pensano che per raccogliere i benefici della mindfulness basti leggere un paio di libri e fare (forse) un corsetto e sia finita lì. Ma non c’è nulla di più sbagliato.

I corsi e i libri sono solo un punto di inizio: la mindfulness è una pratica quotidiana, formale ed informale, in cui ci si impegna giorno per giorno. Porre attenzione intenzionalmente al momento presente in maniera non giudicante non ci viene poi così naturale. Accogliere le nostre emozioni, piacevoli e spiacevoli, senza valutarle? Non siamo abituati a farlo. Guardare noi stessi e il mondo che ci sta intorno con gentilezza? Molti di noi forse non l’hanno mai fatto.

Voglio scoraggiarvi? No, di certo, ma voglio invitarvi a riflettere se questo è un momento della vostra vita in cui siete onestamente disposti a fare tutto questo. E’ facile? No. E’ semplice? Sì. Ne vale la pena? Per me sì, assolutamente.

#La Mindfulness non è per tutti

E vengo al secondo punto. Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia della Mindfulness nella gestione di molte problematiche croniche, sia organiche, che psicologiche. Questo non significa che sia l’unica soluzione possibile per questo tipo di problemi. Come ogni percorso terapeutico, vanno valutati rischi e benefici. Non tutte le persone si trovano a proprio agio, per esempio, con le proprie emozioni.

La pratica può anche metterci a stretto contatto con ricordi di esperienze traumatiche. Se non siamo adeguatamente equipaggiati a gestire questi momenti fortemente spiacevoli, forse la Mindfulness non fa ancora per noi, e magari è consigliabile fare altri di percorsi prima di approcciare questa pratica.

Per altre persone ancora la Mindfulness non sarà mai un percorso adatto a loro. E va benissimo così. Questa è solo una delle tante possibilità che esistono per trovare la propria strada verso il benessere fisico e mentale, non è detto che sia quella più utile per noi.

#La Mindfulness non toglie i problemi, ci aiuta ad affrontarli

Quando si parla di percorsi terapeutici o comunque di percorsi di crescita, c’è sempre l’alta aspettativa che questo necessariamente implichi che, una volta, completato il proprio cammino, saranno risolti tutti i propri problemi. Questo vale per la Mindfulness, per lo yoga, così come per la psicoterapia.

Intendiamoci, se io comincio un percorso per la gestione dei miei attacchi di panico, è più che auspicabile che arriverò ad un punto in cui o non li avrò più, oppure se si verificano ancora, sarò comunque in grado di affrontarli senza finire nella spirale della paura.

Ma non significa che non proverò più ansia o angoscia nella mia vita, perché si tratta di stati psicologici normali e sani, senza i quali non saremmo essere umani completi. L’ansia è necessaria alla nostra sopravvivenza, quello che non va bene è quando diventa pervasiva e investe ogni aspetto della nostra vita. Non diventerò, quindi, un automa insensibile alle sensazioni spiacevoli, ma saprò riconoscerle senza giudicarle e soprattutto senza farmi trascinare via.

emozioni-piacevoli-e-spiacevoliQuesto è un punto molto importante. Perché vedo molte persone, invase dalla sofferenza, che si avvicinano a pratiche di consapevolezza e meditazione, disposte ad abbracciarne, però, solo alcuni aspetti, quelli più piacevoli, chiudendosi completamente, invece, a quelli spiacevoli.

Sarebbe come pretendere di vivere in un mondo in cui splende sempre il sole e non piovesse mai, nemmeno un goccia di pioggia. In effetti, sulla terra ci sono luoghi in cui questo in linea di massima avviene: li chiamiamo deserti, e sappiamo molto bene che non sono luoghi in cui gli esseri umani possono vivere.

Lo stesso vale per il modo in cui affrontiamo la nostra vita: se vogliamo davvero essere felici, dobbiamo anche essere disposti ad accettare la tristezza.

Questa è (stata) la mia esperienza con la mindfulness, una pratica che, insieme allo yoga, credo mi accompagnerà per tutta la vita. Non dovete, però, prendermi in parola. Queste sono solo alcune parole su cosa è per me la piena consapevolezza. E’ giusto che ognuno di noi scopra che cosa significa per se stesso.


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