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L’ansia nello sportivo

L’ansia nello sportivo

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Quando è utile e quando è controproducente alla prestazione atletica

L’ansia è uno stato emotivo con cui tutti quanti ci siamo prima o poi confrontati. Per un atleta si tratta spesso di qualcosa con cui fare i conti sia in allenamento che prima e durante le competizioni, se agonista.

Gli sportivi sono sempre alla ricerca del difficile equilibrio tra il sentirsi attivi e pronti per la sfida che li aspetta e il non diventare succubi invece dello stress agonistico e dell’ansia.

Come abbiamo già detto altre volte, l’ansia non è necessariamente nostra nemica. L’ansia esiste, così come lo stress, perché è utile in determinati contesti. E uno stato psico-fisico in cui siamo in allerta e pronti all’azione. Naturalmente ognuno di noi reagisce in maniera diversa a stimoli differenti e diversi tipi di sport richiedono livelli diversi di attivazione.

Può essere utile per chiarire questo punto fare riferimento al concetto di “arousal” che in psicologia dello sport è inteso come uno stato di attivazione fisica e mentale. Secondo la legge di Yerkes e Dodson (vedi figura qui sotto), con il progressivo aumentare del livello di arousal migliora anche la prestazione. Ma fino ad un certo punto, oltre ad un certo livello l’eccessivo arousal può determinare un decremento della prestazione.

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Questo ci porta a prendere in considerazione che per ottenere una prestazione ottimale nel momento competitivo, ovvero quando ci si aspetta la massima attivazione, è necessario che l’atleta sia in grado di partire da uno stato emotivo tranquillo e rilassato, in modo da non entrare in uno stato di eccessivo arousal e peggiorare, quindi, la propria prestazione.

Ecco perché nella preparazione di un atleta, non contano solo l’atleticismo e la tecnica, ma una particolare attenzione va dedicata alla consapevolezza emotiva e alla gestione dello stress.

Un atleta può dover gestire emozioni molto diverse a volte anche spiacevoli. Nello sport, infatti, non ci sono gioie e soddisfazioni, molto più spesso ci confronta con tristezza, rabbia e frustrazioni. Solo perché queste ultime sono spiacevoli non è possibile metterle da parte.

È  necessario entrare in contatto con i diversi stati emotivi e riconoscere come i pensieri influiscono sul corpo e il corpo influisce sui nostri pensieri.

Un atleta in grado di gestire efficacemente emozioni e stress non solo sarà in grado di rendere al meglio nel momento competitivo, ma sarà più attento e meno teso, capace di cogliere diversi segnali, e pertanto anche meno soggetto ad infortuni.


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