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Parlare in pubblico

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Indicazioni utili per comunicare efficacemente davanti ad un gruppo di persone

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Alcuni sono comunicatori nati. Si alzano in piedi e riescono a carpire l’interesse di un’intera platea con il loro carisma. Altri, invece, davanti alla prospettiva di dover tenere un discorso oppure fare una piccola presentazione entrano nel panico. In gioco ci sono sicuramente delle caratteristiche personali, la nostra esperienza individuale sul campo e anche il nostro investimento su quel particolare discorso davanti ad un pubblico.

Ma se l’idea di alzarci in piedi e tenere banco per una decina di minuti ci fa sudare anche in una gelida giornata d’inverno, non dobbiamo per forza scoraggiarci. Parlare davanti ad un pubblico è un’arte, e anche se qualcuno può partire avvantaggiato, (come si dice in gergo) nessuno nasce imparato.

Per prima cosa, come in ogni scambio comunicativo umano dobbiamo prendere in considerazione che davanti a noi ci sono altre persone che, proprio come accade a noi quando siamo parte di un pubblico, possono avere mille motivi per trovarsi in quella platea. Possono essere davvero interessati all’argomento che si tratterà. Possono essere stati in qualche modo costretti a partecipare. Potrebbero essere lì perché sono scettici rispetto alla tematica in scaletta e avere voglia di togliersi qualche “sassolino dalla scarpa in proposito”. In ogni caso, hanno sicuramente tantissimi altri pensieri per la testa e, soprattutto, un’alta probabilità di avere tra le mani uno smartphone. Se non li interessiamo adeguatamente sapranno sicuramente trovare il modo per smettere di ascoltarci. Come fare?

#Postura e posizionamento davanti a chi ascolta

Lasciamo i leggii e le scrivanie ai dibattiti politici e ai professori. Se vogliamo catturare l’interesse del nostro pubblico è decisamente consigliabile stare in piedi ed essere ben visibili a chi ci ascolta. Tanto meglio se abbiamo la possibilità di muoverci e non stare fermi in un punto. Daremo l’idea di una esposizione più dinamica e grazie al movimento saremo in grado di tenere viva l’attenzione di chi ci ascolta.

#Tono della voce e pause

Provate a tornare con la mente ad un discorso o ad una lezione che vi ha particolarmente appassionato, in cui l’oratore o l’oratrice ha catturato la vostra attenzione. Probabilmente ha utilizzato dei contenuti interessanti. Sicuramente ha utilizzato sapientemente il tono della voce per sottolineare alcune parti del suo discorso e scivolare su altre, usando pause e silenzi per dare modo a chi ascoltava di assorbire una determinata informazione. Così come un buon film alterna momenti di azione ad altri di dialogo, anche un discorso in pubblico, per essere efficace, utilizza sapientemente ritmo e intonazione per tenere alta l’attenzione ed evidenziare i passaggi più importanti.

#Utilizzo di strumenti multimediali

Da quanto la Microsoft ha immesso sul mercato il famigerato Power Point non ci risparmiamo slide in nessuna occasione. In realtà non è che ci sia nulla di nuovo, sono solo i vecchi lucidi che sono stati sostituiti da un cugino tecnologicamente più avanzato. Una presentazione è un ottimo modo per aiutare il pubblico a seguire il discorso, ma spesso, quello che vediamo, sono oratori che si appoggiano così tanto a ciò che avviene sullo schermo che finiamo per perdere il contributo umano del loro discorso. Bandite, dunque, le presentazioni con diapositive piene zeppe di testo, numeri ed effetti di transizione roboanti, in cui chi parla si limita a leggere quanto scritto sullo schermo. Ben vengano, invece, le slide che accompagnano il discorso senza sostituirsi ad esso, magari con immagini evocative che aiutino gli ascoltatori a creare un legame emotivo con quanto viene detto. Ricordate che i dati numerici sono quelli che vengono dimenticati più velocemente. Se dovete presentare delle statistiche è sempre consigliabile abbinarle a grafici che traducano i numeri in immagini.

#Tenere alta l’attenzione

Sapete quanto può durare l’attenzione di un essere umano? 10 minuti. 15 minuti per i più diligenti. Se vi hanno assegnato un discorso che deve durare per un tempo superiore a questo intervallo di minuti che fare? Vi fermate ogni 10 minuti? Possibile, ma decisamente poco praticabile. Piuttosto, calcolate di cambiare qualcosa nella vostra presentazione ogni circa 10 minuti. Per esempio, intervallando il discorso con la visione di un video, oppure facendo fare delle attività o esercitazioni. Ancora, è possibile cambiare il mezzo di supporto alla comunicazione, passando dalle slide ad una lavagna bianca o fogli mobili. Raccogliete domande. Raccontate aneddoti.

Insomma, ci sono tante cose che possiamo fare per rendere i nostri discorsi o le nostre presentazioni particolarmente interessanti. L’ingrediente principale, però, come sempre, parte da noi: se crediamo davvero in quello che stiamo dicendo probabilmente chi ci ascolta sarà più propenso a crederci insieme a noi.


Per gli amanti del cinema, sull’argomento consiglio la visione del film “Larry Crowne -L’amore all’improvviso”, con Tom Hanks a lezione di public speaking dalla professoressa Julia Roberts.


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