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#Pillshaming: chi ha paura degli psicofarmaci?

#Pillshaming: chi ha paura degli psicofarmaci?

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Quando il pregiudizio ostacola e danneggia la salute di persone con problematiche psichiatriche e psicologiche che necessiterebbero anche di cure con psicofarmaci

Hai mai sentito parlare di pill shaming? E’ una particolare forma di pregiudizio nei confronti degli psicofarmaci e delle persone che le assumono (sì, noi esseri umani siamo capaci di inventarci forme di pregiudizio verso qualsiasi cosa).

[Avevo già affrontato la mia posizione professionale sulla questione degli psicofarmaci in questo articolo che puoi recuperare cliccando qui]

Potrà sembrare strano che una psicoterapeuta difenda la psicofarmacologia: e invece non lo è.

Se una disciplina attinente alla mia aiuta i/le mie pazienti a stare meglio e ad essere maggiormente concentrati/e sul lavoro che facciamo insieme in terapia, io non posso che essere felice di collaborare con il/la loro psichiatra.

Non so se siano state fatte ricerche specifiche per capire da dove nasce questo pregiudizio, ma immagino che possa derivare dalla rappresentazione nei media dello psicofarmaco che, in effetti, nella prima parte del 1900 era costituto da poche formulazioni pesantemente sedative (per esempio la famosa torazina). Ma da allora i passi avanti sono stati formidabili, ed oggi abbiamo a disposizione dei farmaci molto più avanzati, che agiscono in modo da attenuare i sintomi e permettere alle persone che li assumono di poter portare avanti la propria vita.

C’è anche la diffusa nozione che vengano prescritti con estrema facilità. In realtà, una ricerca del 2014 della Società Italiana di Psichiatria evidenziava che degli/le italiani/e con problematiche psicologiche solo 8-16% incontra un professionista, e solo il 2-9% ha un trattamento adeguato, fatto di psicoterapia e farmaci.

Per alcune persone lo psicofarmaco è un vero e proprio salvavita, per altre una terapia da seguire per un periodo limitato nel tempo.

Rileggete le percentuali scritte più sopra. Circa il 90% di chi ne avrebbe bisogno NON riceve l’assistenza di cui necessita. Buona parte di queste persone lasciate sole, sono vittime dirette o indirette di questo tipo di pregiudizio: hanno paura di contattare un professionista della salute mentale. Hanno paura dell’eventuale terapia farmacologica. Hanno paura di ciò che amici o parenti potrebbero dire di questa scelta. E chi è già in terapia, spesso teme di condividere questa parte della sua vita per gli stessi motivi.

Diciamo basta al pill shaming.

Smettiamola di continuare a favorire discorsi pieni di pregiudizio che mettono a repentaglio la salute delle persone. A nessuno di noi fa piacere affrontare problematiche di salute, di nessun tipo, ma quando succede abbiamo il diritto di poter accedere a tutti i tipi di trattamenti utili per quella problematica. E la salute mentale non deve essere un’eccezione.

Psicologia e psichiatria devono essere alleate in questa missione affinché le persone con problemi psichiatrici e psicologici possano dedicare tutte le proprie energie al proprio benessere e non a dover deflettere gli attacchi di chi si permettere di giudicare le scelte altrui.