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Perché non dovrebbe importarci di essere felici

Perché non dovrebbe importarci di essere felici

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Tutti vogliono essere felici. Ma rendere la felicità una propria priorità porta davvero al benessere?

articolo di Sara Eckel, originariamente pubblicato nel blog di headspace.com, traduzione a cura di Sara Colognesi

La psicologa Iris Mauss dell’Università della California ha voluto rispondere a questa domanda, così lei e il suo gruppo di ricerca hanno condotto uno studio in cui ad un gruppo di donne veniva chiesto di leggere dei falsi articoli che facevano risaltare i benefici della felicità. Alle donne veniva detto:

“Le persone che riferiscono livelli più alti della norma di felicità hanno benefici nelle proprie relazioni sociali, nella propria carriera, e in generale nella propria salute e benessere. E cioè, la felicità non solo ci fa stare bene, ma porta con sé importanti benefici: più le persone riescono a rendersi felici momento per momento, maggiori sono le probabilità che abbiano successo, siano in salute, popolari … Infatti, recenti ricerche dimostrano che le persone che sono in grado di raggiungere la felicità in maggior misura … possono avere effetti benefici a lungo termine”.

Un secondo gruppo di donne legge un articolo con lo stesso testo, con una eccezione: al posto di “felicità” trovano scritto “fare scelte accurate”.

Le partecipanti poi hanno guardato un cortometraggio a scelta tra tre. Uno dei brevi filmati mostrava uno scenario felice: una pattinatrice che vince la medaglia d’oro. I ricercatori hanno trovato che e donne che aveano letto il primo articolo erano meno felici dopo aver guardato questa breve storia di successo rispetto le altre partecipanti. Questo esperimento supporta i risultati di un precedente studio condotto dallo stesso team, che ha rivelato che i partecipanti che davano grande valore alla felicità riferivano anche di livelli inferiori di soddisfazione e maggiori sintomi di depressione rispetto a coloro che non erano così focalizzati ad essere positivi.

Questo è il grande paradosso della felicità: più la desideriamo, più si allontana da noi.

Come hanno notato i ricercatori, in altri contesti dare valore ad un particolare risultato corrisponde a raggiungerlo. Se avere voti alti è molto importante per te, allora sarai molto più deluso/a da un voto basso rispetto a qualcuno che è meno interessato al successo scolastico. Ma probabilmente avrei comunque una media più alta.

Ma quando ti poni un obbiettivo molto alto per la tua felicità e non lo raggiungi, non hai alternative. E’ come cercare di trattenere della sabbia – più ci provi e più ti scivolerà tra le dita.

Fortunatamente, il paradosso funziona anche al contrario: onorando le tue emozioni spiacevoli, puoi provare un maggiore senso di benessere.

Se attribuisci un valore alto alla felicità, probabilmente cercherai di ignorare i pensieri infelici quando li senti arrivare.

Ma Elisha Goldstein, psicologo e autore del libro “Scoprire la felicità: superare la depressione con la mindfulness e la compassione per se stessi”, dice che cercare di ignorare pensieri ed emozioni spiacevoli non funziona.

“Non è possibile ignorare le emozioni. Ciò che facciamo è sopprimerle o reprimerle. Questo crea una contrazione che è associata allo stress”, dice.

Per esempio, se il tuo capo ti riprendere per avere commesso un errore, il tuo corpo e la tua mente diventeranno più tesi – è la classica reazione lotta-fuga. Cercare di rifiutare quella sensazione di stress e paura non farà altro che renderci ancora più testi, causandoci ulteriore ansia.

Ma se riesci ad imparare ad entrare in maniera morbida in quel sentire, a fare un po’ di respiri profondo e semplicemente prestare attenzione a ciò che sta succedendo nel tuo corpo, può cominciare a calmarti e riguadagnare razionalità.

“In pratica, stai dicendo ‘sì’ a quella sensazione. Non è che mi piace, ma è qui e io posso accettarla e farle spazio. Poi il nostro corpo comincerà a rilassarsi così come la nostra mente”, dice Golstein.

A questo punto, puoi cominciare a vedere cosa sta davvero succedendo al tuo corpo – spalle tese, torace chiuso, stomaco bloccato, ecc. Poi puoi dare un nome a questa sensazione – tristezza, ansia, colpa, paura … e così via.

“A questo punto stai scegliendo di fare tutto questo. Ti senti maggiormente in grado di gestire la situazione e la mente si calma un po’”, dice Goldstein

Puoi anche cominciare a cercare di capire che cosa ti serve. Per esempio, potresti ruotare le spalle per allentare la tensione. Forse hai bisogno di farti due passi fuori. Forse devi fare due parole con il tuo capo su ciò che è andato male e come potrebbe essere possibile prevenirlo la prossima volta. Oppure puoi parlare con te stesso con un buon amico farebbe. Più riesci a rilassarti ed essere gentile con te stesso, più sarai i grado di trovare calma e chiarezza. Svilupperai anche la buona abitudine di prenderti cura di te stesso nel momento, imparando a gestire con più facilità le emozioni spiacevoli che proverai.

E‘ un po’ come imparare ad andare in bicicletta o suonare il pianoforte: più lo facciamo, più miglioriamo e meglio ci sentiamo” dice Goldstein. “Abbiamo bisogno del disagio e della difficoltà per diventare più forti”.

Così la prossima volta che ti sentirai a disagio ricorda che queste sensazioni non ti rendono un “fallito emotivo”. Ma fanno di te un essere umano che ora l’opportunità di diventare più resiliente e soprattutto più contento.