Home
Sicurezza culturale nei servizi sanitari

Sicurezza culturale nei servizi sanitari

La competenza culturale non basta: è necessario portare la sicurezza culturale nei servizi sanitari

Da quando ho iniziato ad applicare il concetto di intersezionalità alla mia mia pratica clinica ho dovuto fare (e sto costantemente facendo) una costante revisione di tutto ciò che mi era stato insegnato nel corso della mia formazione e che di intersezionale ed equo non aveva nulla.

Che si dovesse smantellare un sacco di roba mi era chiaro, come ricostruire un po’ meno.

Di recente, un docente di un corso che sto seguendo ha parlato di sicurezza culturale.

Il concetto è nato dagli anni ’90 da Dr. Irihapeti Ramsden e infermierə Māori in Nuova Zelanda e ha a che fare con

“il riconoscimento delle barriere all’efficacia clinica derivanti dallo squilibrio di potere intrinseco tra operatorə sanitarə e paziente.

Questo concetto rifiuta l’idea che gli operatori sanitari dovrebbero concentrarsi sull’apprendimento delle usanze culturali dei diversi gruppi etnici.

Invece, la sicurezza culturale cerca di ottenere #cure migliori attraverso la consapevolezza della differenza, la decolonizzazione, la considerazione delle relazioni di potere, l’implementazione della pratica riflessiva e consentendo al paziente di determinare se un incontro clinico è sicuro”
[Laverty, McDermott, Calma 2017]

La sicurezza culturale si può per estensione applicare a tutte le persone che fanno parte di gruppi marginalizzati e discriminati, che spesso non si sentono al sicuro in contesti sanitari. Rendiamo i nostri spazi di cura spazi sicuri.

Per maggiori informazioni:

Curtis, E., Jones, R., Tipene-Leach, D. et al. Why cultural safety rather than cultural competency is required to achieve health equity: a literature review and recommended definition. Int J Equity Health 18, 174 (2019). https://doi.org/10.1186/s12939-019-1082-3

Sono una psicologa psicoterapeuta e lavoro a Rovigo e online. Mi occupo del benessere psicologico di adulti e adolescenti.